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Incontro con Don Luigi Merola (18.10.2012)

Don Luigi Merola è un sacerdote da anni in prima linea nella lotta alla camorra. Già parroco a Forcella e dirigente di uno degli uffici del ministero della Pubblica Istruzione per il quale ha ideato e promosso progetti di educazione alla legalità 
nelle scuole di ogni ordine e grado, è attualmente responsabile della chiesa di S. Carlo Borromeo alle Brecce a Napoli, cappellano della Stazione centrale nella stessa città e consulente a titolo gratuito della Commissione Parlamentare Antimafia. Conferenza al Centro Culturale di TarvisioNel 2007 ha fondato ‘A Voce d’ ‘e Creature, una fondazione onlus che si occupa di recupero minorile e che ha sede in una villa confiscata ad un boss della camorra. Ha pubblicato i libri "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" e "Il cancro sociale: la camorra. La storia di un prete che non ha mollato". Ha collaborato alla stesura di ‘A voce d’ ‘e creature. La camorra nei temi dei bambini di NapoliDal 2004 vive sotto scorta.

Ecco alcuni commenti degli studenti che hanno preso parte alla Conferenza tenuta da Don Luigi Merola presso il Centro Culturale di Tarvisio.

"Oggi, al Centro Culturale di Tarvisio, ho assistito al discorso tenuto dal presbitero don Luigi Merola; una conferenza molto particolare, diversa dalle solite conferenze  che si tengono a proposito del problema della camorra. La cosa che mi ha più colpito di questa persona è la passione che ci mette in ogni cosa che fa, l’interesse e l’amore che ha verso tutte le persone che sono ammalate di questa malattia, tanto terribile anche se non fisica. Ascoltando l’intervento di Don Luigi Merola, mi sono chiesta come possa una sola persona fare tutto questo, compiere un’opera di bene così grande per così tante persone, aiutarle a iniziare una nuova vita, una vita sana, piena di speranza e di voglia di vivere, perché è questo che fa: riesce a guarire le persone che, purtroppo, sono state vittime della camorra, anche se non direttamente e inizia assieme a loro un cammino diverso. Se una sola persona riesce a trasformare il covo del male, il covo del boss della camorra, in un posto di aiuto e ascolto per tutti quelli che ne hanno bisogno, tante persone cosa potrebbero fare?  La verità è che tutti noi dovremmo imparare da lui, dovremmo avere anche noi un minimo di coraggio e batterci per quello in cui crediamo, per i nostri principi e le nostre idee, appoggiare chi vediamo  fare qualcosa di giusto, sostenerci tutti a vicenda e aiutarci. Mi è piaciuto il modo in cui Don Merola si è relazionato con noi: ci ha portato esempi concreti, esempi di realtà che esistono anche se noi non ne siamo a conoscenza; ci ha fatto mettere nei suoi panni e raccontandoci la sua esperienza mi ha fatto pensare a come deve essere stato terribile per lui arrivare in un posto così colpito dalla camorra come Forcella. Eppure è riuscito in una grande impresa e penso che la tristezza e l’oppressione che prova ogni volta che viene minacciato di morte dai camorristi, sia ripagata dai sorrisi regalati dai suoi bambini, tolti dalla strada. Bambini che adesso vivono con gioia e non vedono l’ora di andare a giocare con don Luigi Merola, il quale oltre ad offrire loro un posto dove sfogarsi, giocare e divertirsi, insegna anche la retta via della legalità, spiega ai giovani la “storia vera” della mafia, raccontando, a volte anche tramite dei fumetti, la realtà così com’è, perché tutti devono essere al corrente delle faccende del mondo in cui vivono: sapere è potere e io devo essere a conoscenza del problema se voglio affrontarlo. E’ stata una delle più belle conferenze a cui ho assistito; infatti ero motivata a partecipare, a chiedere, a fare domande per saperne di più. Purtroppo la malavita organizzata è un problema drammaticamente esistente nella vita quotidiana di molti e le persone che hanno la forza di volontà di andare a far conoscere nel dettaglio questo “cancro sociale”, sono solo da ammirare. "
Anna Montanaro, IV A Liceo Scientifico

Un urlo nel silenzio...
"Così definisco un uomo il coraggio del quale mi ha colpito nel profondo, mi ha riempito il cuore dandomi la possibilità di ascoltare la sua testimonianza... un urlo nel silenzio. don Luigi Merola ha portato la sua testimonianza anche in un paese piccolo come Tarvisio la cui realtà è molto lontana da quella in cui lui vive; quest’uomo ha raccolto tutto iIn Sala Consiliare con l'assessore Campana, il rappresentante COOP Busolini e l'accompagnatore Gianpaolettil coraggio che aveva e ha combattuto un male radicato da secoli, la camorra, un tipo di criminalità organizzata diffusa nella regione campana. Egli ha scritto diversi libri tra i quali “A voce de creature” che ha dato nome anche alla sua attività aperta a Forcella, uno dei quartieri più malfamati del napoletano. Nella struttura organizzata da don Merola ci sono attività di recupero per i bambini che crescono in mezzo alla strada, attività ricreative tra quali ballo, teatro, canto e recupero delle materie scolastiche. Con questa attività ha provocato una pericolosa reazione da parte dei camorristi che non hanno modo così di avere “nuove generazioni” di criminali. Ma la cosa che ha fatto maggiormente scoppiare l’ira di questi malviventi è quando don Luigi Merola, durante il funerale della povera Annalisa Durante, rimasta uccisa in una sparatoria tra clan avversari proprio nel quartiere di Forcella, ha tenuto un sermone molto duro contro la malavita, denunciando tutto ciò che succede nella quotidianità dominata dalla malavita. Dopo questo episodio ha ricevuto molte minacce -la maggior parte di morte- le quali l’hanno costretto ad essere accompagnato giorno e notte da delle guardie del corpo, facendo una vita condizionata, ma neanche questo ha fermato la sua fame di giustizia tanto che ha abbandonato molte volte la sua terra per portare la sua parola nelle varie scuole di tutta Italia. Tra le tante c’è anche la mia ed è stato un vero e proprio privilegio poter ascoltare le sue parole. Un grazie immenso va a quest’uomo in grado di scavare nel profondo delle persone nonostante la leggerezza con cui è stato in grado di esporre una verità così cruda, come solo un napoletano autentico sa
fare!"

Aurora Carrino, classe III, Istituto Tecnico Turistico





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